La malavita e il gioco d’azzardo on line

Che le sale da gioco e i casinò siano spesso stati in passato i luoghi privilegiati in cui la malavita poteva stendere la propria longa manus, celando le proprie attività criminali dietro apparenze oneste, non è una novità: ma il luglio 2015 porta sui giornali una notizia che dimostra come i delinquenti abbiano la capacità di rinnovarsi altrettanto in fretta, forse anche più velocemente, delle persone per bene. Anche se, infatti, le sale da gioco reali (ad esempio le sale Bingo) continuano ad essere molto frequentate e non sono affatto in declino, è anche vero che ora il business del gioco d’azzardo si muove on line. La maggior parte delle persone ama cimentarsi ai giochi tradizionali, come il poker e lo slot machines, attraversi numerosi siti internet che consentono di tentare la sorte in assoluto anonimato, stando comodamente seduti davanti al computer di casa, o addirittura usando il proprio tablet o smartphone. Nonostante le numerose campagne informative e di sensibilizzazione che vengono portate avanti, volte a mettere in guardia gli utenti e a spingerli ad usare solo siti autorizzati dai Monopoli di Stato, purtroppo è facile incappare anche in rete in realtà poco chiare, e subire delle truffe. Le notizie che sono state diffuse agli inizi del mese di luglio 2015 dalle principali testate giornalistiche italiane (in primis, Il Fatto Quotidiano e La Repubblica), dimostrano come a volte le cose stiano anche peggio di così. Infatti, da un’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, è emerso che molti casinò on line venivano in realtà usati dalla ‘ndrangheta per effettuare operazioni di riciclaggio di denaro sporco. Il principale incriminato è un sito che si chiama Betuniq: la sede di questo brand è a Malta, noto paradiso fiscale che infatti era uno dei principali luoghi in cui venivano fatti girare i denari derivanti da attività malavitose. Betuniq aveva creato in pochi anni diverse filiali nel nostro Paese: si trattava per lo più di agenzie di giochi e scommesse, e di Ctd (Centri Trasmissione Dati. Il referente di queste operazioni era un uomo della ‘ndrangheta, già noto agli inquirenti e tenuto d’occhio, che aveva realizzato una rete regionale, con la creazione di nuovi punti in varie località della penisola, o la “riconversione” di quelli già esistenti. La società poi usava i suoi conti per effettuare delle giocate on line, permettendo ai giocatori di incassare in seguito in contanti. Questo era il metodo che veniva usato non solo per evadere il fisco, ma anche e soprattutto per far circolare denaro sporco, rendendolo di nuovo “pulito”, facendolo transitare attraverso conti non solo di Malta, ma anche delle Antille, di Panama e della Romania. L’inchiesta, che è stata portata avanti dai magistrati Stefano Musolino, Giuseppe Lombardo, Sara Amerio e Luca Miceli, con la collaborazione della Guardia di Finanza, dei Carabinieri, della Polizia e della DIA (Direzione Investigativa Antimafia), ha condotto a 41 arresti in tutto, e alla chiusura di numerose società (56 in tutto quelle coinvolte) e punti scommessa dislocati su tutto il territorio nazionale. L’azione congiunta è stata chiamata “Gambling” e ha portato complessivamente al sequestro di beni per un totale di circa 2 miliardi di euro, oltre che a scoprire collusioni tra ‘ndrangheta, camorra e mafia nel riciclaggio di denaro sporco.