Arriva la Web Tax in Italia?

Se ne fa un gran parlare da molto tempo ormai, ma ad oggi non è stata ancora presa alcune decisione definitiva. Si tratta di quella che viene comunemente definita “web tax”, che andrebbe a colpire in primis i colossi dell’informatica, ma soprattutto le varie piattaforme di gambling on line. La sostanza del contendere è semplice: è giusto o no che aziende che agiscono da sedi legali all’estero, ma di fatto ricavano profitto anche sul suolo italiano (quindi tutte le realtà telematiche) paghino le tasse anche allo Stato Italiano? La convinzione del nostro Presidente del Consiglio Matteo Renzi è che debba essere così, e per questo ha annunciato pubblicamente, in una puntata del programma televisivo “Otto e mezzo”, che, a partire dal gennaio 2017 sarà attivata la Web Tax, volta a garantire soprattutto l’elusione fiscale nelle transazioni telematiche. Non è noto quale possa essere il contenuto di questa nuova legge, ma è probabile che trovi le sue basi in una proposta avanzata nell’aprile 2015 da Stefano Quintarelli e Giulio Cesare Sottanelli, entrambe appartenenti al movimento politico di Scelta Civica. In quella proposta di legge si ipotizzava una trattenuta del 25% su tutte le transazioni digitali effettuate da grandi colossi dell’informatica con sede fuori dall’Italia, la trattenuta sarebbe stata eseguita all’interno del circuito stesso di circolazione digitale del denaro, ovvero attraverso gli istituti bancari. Un’alternativa a questo sistema ipotizzato in passato l’ha fornita il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti, il quale invece ha parlato di sottoporre al sistema fiscale italiano tutte quelle società che operino su territorio nazionale per un periodo di tempo di sei mesi, e che facciano registrare un fatturato annuo di 5 milioni di euro. Senza considerare il notevole introito che da questo deriverebbe all’erario statale (si parla di qualcosa come 3 miliardi di euro), finalmente, se le parole del premier trovassero conferma nei fatti, si darebbe una soluzione ad un’annosa questione, che fu sollevata per la prima volta dal deputato del Partito Democratico Francesco Boccia. Il problema di fondo restano le decisioni dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), che è l’organo che si occupa di dare norme, a livello europeo, circa le modalità più idonee per la gestione delle multinazionali del gioco on line. L’OCSE ancora non ha emanato una normativa comunitaria, ma si prevede che lo faccia a breve: se venissero fissate delle norme internazionali diverse dal provvedimento di legge italiano questo diventerebbe, di fatto, inutile. Matteo Renzi ritiene però che l’Italia abbia sufficiente margine di azione individuale e sembra intenzionato a procedere, tanto da aver fissato una data ben precisa. In questo modo il nostro Paese si muoverebbe in linea con la Gran Bretagna, che dal canto suo ha fissato una percentuale del 15% da versare all’erario statale per tutte le compagnie di gambling che operano anche in suolo britannico, ma che hanno sede legale a Gibilterra. Il nodo che resta da chiarire riguarda le società italiane, regolarmente registrate ai Monopoli di Stato, che potrebbero correre il rischio di subire, in questo modo, una doppia tassazione. Ma, come si diceva, ancora non ci sono certezze, anche se dalle parole del Presidente del Consiglio una risoluzione definitiva in materia di tassazione delle multinazionali del gambling on line sembra più vicina di quanto non lo sia mai stata in passata, almeno per quel che riguarda l’Italia.